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Piedi che aprono
mani che battono / 5
flusso, costume, Athena, Aracne

    • 5.1
      U
      n'aura sacrale del telaio non si manifesta solo tra gli Ewe: la "magia del telaio" è un luogo comunissimo di ogni retorica artigianale. Persino del telaio industriale, si è potuto enunciare una frase così: "Uguali davanti al telaio come davanti a Dio", motto di Alessandro Rossi, pioniere dell'automazione. Eppure, anche prima dell'industria, l'europeo si poneva davanti al telaio, mentre invece, l'Ewe ci resta dentro. Nei riguardi di Dio, le due posizioni non cambiano. L'Europeo sta di norma davanti a un Altissimo, mentre invece l'Ewe resta dentro un Immenso (Mawu) che contiene e che permea l'Universo. Inoltre l'Ewe, come essere umano, a certe scadenze, entra pure nei panni di qualche dio minore (tra i quali, il telaio). E può accadergli persino il contrario: che un dio indossi il suo corpo personale di uomo, mandando il suo spirito umano in transe.
    • 5.2
      Nel complesso di questa tessitura, confluiscono dunque corpi meccanici, umani e divini. Del resto, in tessitura, ogni filo è ambiguamente raggio e flusso: e perciò anche il filo che si tesse funge sempre da materia e informazione. Costruendo il tessuto, i fili non si aggregano come inerti mattoni che accrescono un muro. Per potersi poi fissare in un tessuto, i fili dovranno interagire tra loro in un gioco di impulsi dinamici. Questo gioco viene a loro trasmesso da altri fili in tensione, collegati al corpo del telaio. Ma ogni azione del telaio è a sua volta, legata a più corpi (più o meno umani o spirituali). Converrà qui citarne qualcun altro: cosa mai tesserebbe questo tessitore se nessuno gli avesse insegnato? Ma prima, chi aveva insegnato al maestro? Perciò si brinderà nome per nome, risalendo il filo antico di tutti gli antenati.

    • 5.3
      In coerenza con i flussi cinetici dei fili, il tessuto prodotto dall'afro-telaio ha la sola dimensione di una
      linea vettoriale (nella foto), dimensione temporale più che geometrica. Questo tessuto non è ancora superficie, è un puro nastro registrato con la ritmica traccia delle trame (nota_4). Poiché la sua misura vettoriale equivale all'intera lunghezza di un ordito, questo tessuto si identifica, persino nel nome "avo", con il sempice ordito. Questo avo "tessuto-ordito", è ancorato in permanenza a una pietra lontanissima e, già con ciò, sconfina ad oltranza dal perimetro (di per sé vagamente squadrato) dell'afro-telaio. Ma persino all'interno del telaio, è impossibile trovare punti fissi: qui non esistono guide per mettere in squadra il tessuto. Perciò l'afro-telaio, così come non è atto a inquadrare superfici tessute, neppure è inquadrabile in uno statico spazio tridimensionale: esso vive in un sistema temporale.
    • 5.4
      Il tessitore impressiona il suo nastro, mentre ci resta appeso come un ragno, che costruisca la sua ragnatela. Egli infatti predispone il suo nastro a ulteriori evoluzioni, dalle quali sortirà (ricucita) una complessa superficie tessuta. Questa nuova dimensione si può dispiegare staticamente e rivelare complesse simmetrie, ma è in sé, una pura astrazione espositiva o museale. Il suo statico equilibrio verrà sempre compromesso perché, di per sè, questa stoffa va indossata e
      drappeggiata (nella foto): intorno a un certo corpo, che "riveste" un certo ruolo. Non serve affatto a pararsi dal freddo, al contrario: fà di più soffrire il caldo. E' un "rivestimento" simbolico: è un puro costume. Questo costume tessuto, è figlio più che legittimo di quell'altro costume (il telaio), del quale si riveste il tessitore, per metterlo al mondo. In fondo, ogni umana realtà è un fatto puramente di costume...
    • 5.5
      Allora il costume della toga africana, questo utsuvo, che cosa manifesta? Può contenere figure e simboli espliciti, ma queste immagini si infilano nella trama come gli spot pubblicitari in un film. Il vero e più autentico messaggio, come al solito, è il medium. Questo medium è appunto quel tessuto, che viene generato da ritmi e da flussi, maschere e trucchi, doni e seduzioni, nella solita danza, vitale e mortale, tra uomini e dei. Qui è forse possibile rispondere alla nota domanda: quale spirito anima le azioni dell'afro-telaio? certamente è uno spirito che danza, qualsiasi nome proprio gli si voglia attribuire.
    • 5.6
      La formula della "Negritude" enunciata da Leopold Senghor, allude a uno spirito del genere: "Je suis Africain, donc je danse". Senghor qui capovolge con finezza "Je pense donc je suis", la formula del povero Cartesio, caposaldo di quel razionalismo che dominò (tra l'altro) pure le scuole coloniali di Francia. Ma la ragione europea nacque in Grecia. Vedi il caso... questa antica ragione era protetta e rappresentata proprio da una tessitrice: Athena, dea senza madre, parto virile della mente divina di Zeus. Una femmina strana davvero: non ebbe mai amori, né figlioli. Fu patrona della guerra e dei filosofi e provetta nell'arte del telaio. Il più moderno filosofo olimpico, Goethe, pur già preferendo al Verbo l'Azione, può ancora riconoscere nella ragione lo stesso meccanismo di un telaio che tesse.
    • 5.7
      Certamente però, fin dall'inizio, un'umana qualsiasi, Aracne, tesseva assai meglio di Athena. Tant'è vero che la femmina olimpica straccia per invidia la tela Aracne e la trasforma crudelmente in un ragno. Dietro alla classica "Invidia Divina", qui si allude a un tipico episodio di "pulizia mitica": Aracne è uno spirito Mediterraneo, che fu detronizzato durante l'invasione religiosa degli Olimpî. Di fronte ai nuovi dèi, dal volto umanizzato, l'aspetto animale degli antichi apparve improvvisamente mostruoso. Prevalse il filo del discorso di Athena, così umana e ragionevole, tutta lingua bene-detta, sfilata in diretta dal cranio di Zeus. Tanto logico, il Logos!
    • 5.8
      Dopo insuccessi secolari del Logos, non è forse più logico rianimare quel filo, che sbuca dal ventre animale di Aracne? Aracne, che dondola e tesse leggera, al ritmo delle otto zampine. Pure l'umano tessitore è sospeso e dipende da quel filo, che lui stesso secerne e governa. Tra le zampe del telaio, al ritmo degli arti duplicati. Figura alquanto bestiale e grottesca ma fedele allo Spirito dell'arte più leggera:
      colui che danza, ama sempre le maschere
      e in maschera, è colui che danza sempre.

      Continua su:
      Tessimilia CULTURA: Il filo del pensiero


Luciano Ghersi
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4 -  Cioè una linea rettile del filo. Per questa figura topologica, vedi Tessere e Spazio in L'Essere e il Tessere 2.4 (LG 1996). (torna su)
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