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Sul ponte di Bassano,
là tesseremo a mano...
storie del Gruppo per la Tessitura a Mano di Bassano del Grappa

parole di Gabriella Bottaru e Luigi Golin (Presidente) a Luciano Ghersi
immagini dalla mostra di gruppo a Galliera Veneta nel 1999

Luciano: Vorrei intervistarvi sia per "TessereAmano", che è un giornale, sia per "Tessimilia", che è un sito Web. Sarà come un'esclusiva congiunta per due differenti testate, come dire New York Times e AOL, più o meno Allora, vorrei che mi raccontaste cos'è questo gruppo. Come si chiama?

Luigi: Si chiama "Gruppo per la Tessitura a Mano di Bassano del Grappa", anche se ormai di Bassano del Grappa non c'è più nessuno, quasi. Ma il gruppo è nato a Bassano, più di 10 anni fa e quindi, come nome, è rimasto sempre quello. Anche se, di fatto, ora il gruppo più grosso viene da Padova, Colli Euganei, Abano, Venezia, Vicenza, Treviso, Galliera, Piazzola sul Brenta...
Lo scopo è quello di diffondere la cultura della tessitura.

Luciano: La vostra attività di gruppo in cosa consiste? vi vedete? fate delle mostre?...

Gabriella: Noi ci vediamo di solito una volta al mese, un mese e mezzo al massimo, a seconda degli impegni, per scambiarci delle idee, ci mostriamo quel che ognuno ha fatto. Poi se ci sono tipi di lavorazioni particolari, magari uno spiega all'altro come è riuscito ad ottenere un certo prodotto. Poi magari insieme ne approfittiamo, quando ci sono mostre, per passarci la parola, se possibile andare insieme.
Si commentano insieme le mostre, anche attraverso i cataloghi, per vedere i tessuti come sono stati fatti. Adesso abbiamo fatto la prima mostra. Cioè, il gruppo orginario ne aveva già fatta una vari anni fa Bassano...

Luigi: Sì, una grossa, alla Chiesa del'Angelo (spazio pubblico municipale), dove avevano anche invitato vari tessitori d'italia e dopo, come gruppo, una anche a Pordenone e un'altra a Treviso alla Casa dei Carraresi e dopo basta, credo, per 11 anni.

Gabriella: Poi abbiamo fatto questa mostra a Galliera e ci eravamo proposti (adesso non lo so, se poi ci riusciremo) di fare una biennale. Magari sempre nello stesso paese, per abituare le persone a conoscere la tessitura, perché "la prima volta e dopo mai più"... se la dimenticano. Adesso vedremo se riusciremo a portare avanti questa cosa...

Luciano: ... la "Biennale di Galliera".

Gabriella: Ma sì, la "Biennale di Galliera" (ride)

Luciano: Così ci sarà la Biennale di Chieri negli anni dispari e quella di Galliera in quelli pari.

Gabriella: Biennale, Triennale... insomma, a seconda di quello che si può riuscire a fare. Occorre imporci un certo scopo anche perché altrimenti, ho visto che alcune persone del gruppo stavano perdendo un po' l'entusiasmo. Perché lavoravano tra loro così, a tempo perso. Fai, fai... e poi tutto non fa che rimanere lì: non lo facevano vedere a nessuno, se non a qualche amico o cose del genere. Invece, il dover lavorare, inventarsi, produrre cose nuove con lo scopo di una mostra, smuove le persone, gli animi, insomma...

Luigi: Anche il confronto, perché (a parte confrontare i tipi di lavorazione, i materiali che si usano) se uno produce solo per se o per un discreto gruppo, magari pensa di avere raggiunto l'ottimo e si ferma. A parte che ci vuol coraggio, per esporre... perché si è soggetti a critiche, anche. Insomma, confrontarsi a esporre il proprio prodotto è uno stimolo per continuare.

Luciano:E' un caso abbastanza unico, il vostro, che io sappia... per lo meno in Italia. Sì, ci sono degli incontri che però di solito sono o mostre o mercati. Poi uno magari ci va per incontrarci l'altra gente che tesse, ma l'evento sarebbe un'altra cosa. Ora mi viene in mente la Fierucola di Firenze o il Leumann oppure a livello (fra 30 virgolette) artistico c'è Chieri, c'è Como, altre cose così. Però manca il fatto di vedersi tra tessitori senza, diciamo, un fine commerciale o espositivo. Ora c'è stata questa iniziativa di Eva (Basile) che è il gruppo di studio del Monk Belt.

Luigi: Ah sì, è interessante, pensavo di iscrivermi anch'io.

Luciano: Il gruppo di studio ha un tema, che è quel certo rimettaggio dei "Monk Belt". Ognuno produce un pezzo, due pezzi e li manda agli altri. Si fa questo scambio, come se tutti facessero una torta e poi tutti mangiano una fetta degli altri. Poi c'è una lettera di collegamento, dove si raccolgono anche tutte le note tecniche, perché ognuno che manda una "torta", naturalmente manda anche la ricetta. Così tutti hanno le ricette di tutti i campioni degli altri. Hanno anche una sezione nel sito internet di tessereAmano (che è la nuova rivista dei tessitori). A Firenze hanno fatto una giornata che era il "Monk Day", è venuta un po di gente, anche gente che tesseva ma non era nel gruppo, e questa una giornata, con cinque o sei telai (telaini , purtroppo) hanno tessuto di queste cose qui.

Gabriella: Anche noi ci siamo trovati, durante le ferie, perché c'è una del nostro gruppo che ha il marito danese. Lei, quando è andata su in Danimarca ha fatto un corso di tessitura. Poi quando è tornata ci siamo trovati tutti quanti e lei ci ha fatto tessere dei campioni di quanto aveva imparato.

Luigi: Ecco lei (Paola d'Este), è una che si è aggiunta al nostro gruppo grazie all'esposizione che si è fatta a Galliera. Infatti a quella mostra sono arrivate diverse persone da fuori: da Roma, da Parma, da Milano... non pensavo nemmeno io. Eravamo partiti con l'idea di dare un po' di vita al gruppo e invece c'è stato questo riscontro anche esterno.

Luciano: Ecco, una domanda. Si può dire, più o meno, che tipo di tessitura si fa nel vostro gruppo? Abbigliamento, piuttosto che...

Gabriella: E' molto varia, direi, perché c'è chi fa arazzo, chi fa tappeto, chi fa abbigliamento, quindi sciarpe, o anche abiti... Direi che è molto varia. Anche come tecniche
perché si va dalle normali tele a cose più elaborate. La Luisa, per esempio, fa arazzi anche molto moderni.

Luciano: Non c'è insomma, una "Scuola di Bassano"...

Gabriella: Ognuno porta il suo, per la curiosità di portare il proprio e vedere cosa fa l'altro, apprendere...

Luigi: Siamo stati Venezia per la mostra della Annie Alberts (la tessitrice del Bauhaus)...

Luciano: Tutti insieme?

Luigi: Siamo troppo dispersi, poi è difficile trovare un giorno per andare tutti insieme, però ci siamo andati tutti quanti. Poi ci siamo trovati a discutere su un passaggio particolare di un arazzetto fatto in una certa maniera. Chi diceva che era fatto in un modo, chi in un altro. Allora per l'incontro successivo, ci siamo dati il "compito per casa". Ognuno poteva provare a rifare quell'effetto. Praticamente, lo abbiamo rifatto e dopo ho visto che ognuno lo ha riutilizzato, chi per fare degli abiti, chi per fare le sciarpe, il tappeto, l'arazzo... lo stesso motivo, però ognuno lo ha riutilizzato alla sua maniera.

Luciano: Un'altra domanda in generale, poi magari citate dei casi particolari. Si tessono le cose per uso personale? per gli amici? o perché capita di venderle? oppure qualcuno ha proprio un negozio? qualcuno si dedica... Com 'è insomma, la "distribuzione" di questa tessitura?

Gabriella: Nella generalità, ognuno fa un po' per sé e un po' per gli amici. Forse il caso più particolare è la paola Pilla di Arcade che ha una cooperativa. Lei fa corsi di tessitura...

Luciano: una coperativa di cosa?

Gabriella: E' un'associazione culturale che si chiama la Zagara. Lei è l'unica che ha un attività diciamo, professionale. Poi c'è qualcuno che magari fa dei mercatini.
Luigi: Un vero e proprio commercio non c'è.

Luciano: Diciamo che nessuno "ci campa"?

Luigi: Non esiste proprio, per lo meno nel nostro gruppo. Diciamo che probabilmente, si recuperano le spese, ecco. Nella nostra zona poi, penso che ci sia ancor più difficoltà, anche volendo piazzare i prodotti...

Luciano: Mi viene in mente che a Leumann, ho fatto la stessa domanda a certe tessitrici finlandesi. E loro si lagnavano perché, in Finlandia, quando porti i tuoi lavori ai negozi,
te li pagano solo quando li vendono. Allora gli ho detto "Guarda che in italia...

Luigi: ...tu non puoi nemmeno portarli i nei negozi!

Gabriella: Non li vogliono, no! Anche se qualcuno li vorrebbe, sono talmente vincolati da fatture eccetera.

Luigi: Purtoppo, anche nell'abbigliamento, si trova di tutto nel supermercato. Perlomeno, le persone che conosciamo noi, anziché spendere su un bel prodotto di tessitura, spendono magari di più per un capo in pelle. Come i tappeti: anziché un bel tappeto tessuto, forse è meglio persiano, no? Poi effettivamente ora si trovano certi tappeti orientali a prezzi stracciatissimi e uno fa anche dei conti...

Luciano: Soprattutto l'orientale è un prodotto riconoscibile: un tappeto italiano non è rassicurante.

Gabriella: Bisogna trovare persone che amano molto...

Luigi: Bisogna cominciare da capo: non cè la cultura dell'arazzo al muro. Perché un tappeto dev'essere necessariamente per terra? Può essere anche attaccato al muro o messo sopra un tavolo. Non c'è' questa cultura...

Luciano: Comunque, sono anche le situazioni come la vostra che creano questa cultura, non so se ci vorranno dieci anni o cinquanta ma poi uno comincia a sbatterci il naso. Se si fanno delle mostre, se si fanno delle cose, forse un giorno non vedrà più oil telaio come un oggetto alieno, come un astronave... e fra centomila merci che costellano la nostra esistenza, ci sarà anche questa tessitura, poi uno deciderà se sceglierla... Be', vogliamo registrare qualcos' altro?

Gabriella, Luigi: No no, basta...

Nell'ultima immagine: divisione tra il Gruppo di uno stock di filati


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